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venerdì 16 dicembre 2016

Parlanapoli: la storia e le persone di Napoli in Radio

Un programma radiofonico di Napoli edito da Scrivo Di Te

Parlanapoli è un progetto della nostra Associazione: Parlanapoli
ed oggi si è trasformato in una edizione radiofonica in cui la parola passa ai protagonisti di Napoli.
Tutti i giorni, dal lunedi al venerdi dalle ore 10 alle ore 11 Paolo Russo conduce gli ascoltatori alla scoperta di notizie, curiosità e personaggi della Napoli contemporanea.

Tantissimi ospiti e la possibilità per il pubblico di interagire seguendo il live tweeting con hashtag  #parlanapoli.
Tutti i testi sono curati da Scrivo Di Te così come il live tweeting.
Alcuni esempi. Le interviste a
Erri De Luca
Pino Imperatore
Maurizio De Giovanni


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martedì 26 maggio 2015

Libero Bovio: l'arte di scrivere canzoni

Il 26 maggio 1942 un grande autore di celebri canzoni in lingua napoletana avrebbe lasciato la penna per sempre.

Libero Bovio (Napoli, 8 giugno 1883 – Napoli, 26 maggio 1942) è stato un poeta, scrittore, drammaturgo, giornalista italiano, ma soprattutto autore di testi di canzoni, insieme a Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo ed E. A. Mario è stato un artefice della cosiddetta epoca d'oro della canzone napoletana.
Tra i suoi testi più famosi canzoni come Tu ca nun chiagne (musica di Ernesto De Curtis), Reginella (musica di Gaetano Lama), Cara piccina, Chiove, 'O Paese d' 'o sole e Lacreme napulitane; Carulì Carulì; 'A canzone 'e Napule; Nun volio fa niente; Sona chitarra; Tarantella luciana; Carufanella; Guapparia; Nonna nonna;  Fron' 'e cerase; Ncoppa 'a ll'onna; Brinneso; Silenzio cantatore; Tarantella scugnizza; Zappatore; Guappo song'io; Passione.
Fu anche autore di testi teatrali e fondò una casa editrice musicale.
Godette di una popolarità strepitosa e gli aneddoti raccontano di scene di vero e proprio entusiasmo al suo passaggio per le strade della città. 
Con la sigaretta sempre tra le labbra diventò ben presto uno dei più grandi personaggi della Napoli d'inizio secolo


 
Si racconta che un giorno Libero Bovio, nella sede della casa musicale "La canzonetta" di Francesco Feola, seduto alla scrivania, leggeva a Mario Spera, direttore della rivista omonima, una sua nuova lirica. 
Entrò un gerarchetto fascista, inviato dal federale per informare il poeta che era arrivato Edmondo Rossoni, un alto esponente del partito, che desiderava vederlo.
Avanzò fino alla scrivania e con molto sussiego pronunciò il suo nome preceduto dal grado. 
Bovio, che era intento a terminare la lettura della poesia, gli disse : "Pigliatevi una sedia".
Il gerarchetto, con tono offeso, rispose:  "Non avete capito chi sono?" E di nuovo pronunciò il proprio nome e grado. 
E Bovio senza alzare la testa: "Ah!... Allora pigliatevi ddoi segge!".

A Napoli visse e a Napoli, nel centro storico, terminò la sua esistenza che tanto lustro ha dato al dialetto napoletano e alla tradizione musicale partenopea.


martedì 4 marzo 2014

Maschera: una parola tra realtà e finzione

La maschera si indossa per ricoprire l'intero viso o solamente gli occhi.
Utilizzata fin dalla preistoria per rituali religiosi , ma la si ritrova anche nelle rappresentazioni teatrali o in feste popolari come il carnevale.
Incerto l'etimo della parola: una prima ipotesi lo vorrebbe di origine preindoeuropea, da mascafuliggine, fantasma nero»).
Una seconda ipotesi, lo deriverebbe dal latino tardo e medievale màsca, strega.
Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura.
L'evoluzione linguistica portò probabilmente all'aggiunta di una ‘r' facendo assumere al termine la forma dapprima di mascra e successivamente di mascara.
Alcuni studiosi hanno suggerito una derivazione dell'etimo dalla locuzione araba maschara o mascharat, buffonata, burla, derivante dal verbo sachira, deridere, burlare, importata nel linguaggio medievale dalle crociate
Assai conosciute e popolari sono le maschere collegate al carnevale:

Arlecchino è una delle due maschere di Bergamo; rappresenta un personaggio scansafatiche, dal carattere leggero, ma dotato di grande astuzia.
Arlecchino


IL dottor Balanzone, maschera bolognese, è il simbolo della giustizia e il suo nome deriva proprio dalla “balanza”, ovvero la bilancia simbolo di giusta imparzialità. Personaggio brontolone, ma allo stesso tempo colto e saggio, parla tanto senza concludere niente.
 
 
 
Brighella, di Bergamo, personaggio sempre affaccendato, in affari più o meno leciti; lesto di pensiero, è sempre pronto a ingannare il prossimo e a raccontare bugie
pantalone
Colombina. Maschera veneziana dal carattere civettuolo, è vanitosa, astuta, maliziosa e abile nel districare le matasse più intricate. E' la fidanzata di Arlecchino.
 
Di Torino è Gianduia, il cui nome non può che derivare dal famoso cioccolatino “gianduiotto”. Amante del buon vino e della buona tavola, ha una personalità allegra e piacevole. 
 
Pantalone, altra maschera nativa di Venezia è avaro lussurioso, incontentabile, vizioso e incarna il vecchio mercante predatore di cortigiane e giovani innamorate. Il suo nome deriva da “Pianta Leone” ovvero coloro che, con la scusa di conquistare nuove terre per Venezia, piantavano la bandiera di San Marco su ogni terra che trovavano. 
 
 Pulcinella nativo di Napoli, è la maschera popolare per eccellenza.. E' fannullone, birbante, pazzerello, ama mangiare, bere e il dolce fare niente.