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sabato 3 maggio 2014

Appunti per uno scrittore

Qualsiasi cosa si voglia scrivere, poche elementari indicazioni da seguire per assicurare una migliore espressione del proprio pensiero
Esistono alcuni segreti per scrivere bene
http://scrivodite.blogspot.com/2014/03/segreti-per-scrivere-la-tua-storia_24.html?spref=tw

Cio' che è importante è non lasciare andare via l'ispirazione
http://scrivodite.blogspot.com/2014/03/l-ispirazione-quella-che-ci-porta.html?spref=tw

Ma quello che è fondamentale è sapere utilizzare l'enorme potere delle parole
http://scrivodite.blogspot.com/2014/02/potere-delle-parole-power-of-words.html?spref=tw

Per il resto è utile rivolgersi a professionisti ed esperti: http://www.scrivodite.it/home.html

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lunedì 31 marzo 2014

Segreti per scrivere la tua storia. Porre l'accento

Porre l'accento su qualcosa è un modo di dire e vale a mettere bene in evidenza, sottolineare l'importanza di qualcosa.
Scrivere la storia è un modo per porre l'accento sulla propria vita, sul proprio percorso.
Una buona storia è tale non soltanto per i suoi contenuti ma innanzitutto per la forma in cui è scritta.
Nel percorso che www.scrivodite.it offre ai suoi lettori e ai potenziali scrittori abbiamo già pubblicato alcuni suggerimenti (scrivodite.blogspot.com) che possono essere utili nella redazione di un testo
Oggi diamo una sguardo all'ortografia e analizziamo cosa vuol dire "porre l'accento" in questo campo.
In italiano l’➔accento grafico assolve a molteplici scopi.
Nella scrittura a mano l’accento ha spesso forma semicircolare, mentre la stampa prevede tre diversi accenti: l’acuto ‹´›, il grave ‹`› e, di uso più raro, il circonflesso ‹^› per doppia i o j in fine di parola: principî, studî.
Quando l'accento è posto sulle vocali ‹a›, ‹i›, ‹u›, per convenzione, è sempre grave: libertà, colibrì, virtù, ecc. .
 
questioni di accenti

Nel caso di ‹e› e ‹o› l’accento grave indica il timbro aperto del fonema corrispondente, come in caffè o però; mentre l’accento acuto indica il timbro chiuso, come in perché o nell’interiezione romanesca ahó (non ci sono parole italiane uscenti in ‹ó›).
Quanto ai possibili errori, va posta attenzione praticamente solo alla distinzione tra -è ed -é (quest’ultimo limitato a qualche francesismo, adattato e no, e ai composti con -che: perché, benché, affinché, e così via).
Da ultimo, va segnalato come l’accento possa essere impiegato a sproposito su parole che debbono esserne prive: qui/qua e non qui/quà (ma e ); su e non (ma giù e lassù); fa e non (entrambi da non confondere con fa’ imperativo); va e non (entrambi da non confondere con va’ imperativo); sta e non stà (entrambi da non confondere con sta’ imperativo).
Da: Treccani, www.scrivodite.it

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